martedì 25 maggio 2010

Il gusto di sbagliare

10 grammi - 10 grammi di farina gialla. Un cucchiaio, o poco più. Giusto quel che serve, al celestiale ripieno della frangipane di Elena, per restare sulla terra insieme a noi. Perché poi, oggi, io ne abbia messi 70, di grammi, è un mistero. E poi mi chiedevo pure come mai l'impasto fosse più difficile da lavorare di come lo ricordassi. Comunque, il forno era caldo, gli albumi in un modo o nell'altro incorporati al mappazzone, cosa ne potevo fare? Ho versato tutto in uno stampo a cerniera da 15 cm, uno dei miei preferiti, e messo in forno.



 

Da una ricetta di Elena non può mai venir fuori qualcosa di poco meno che buono. Neanche sbagliando.

(dispettosa sotto i denti per via di tutta quella farina gialla e delle mandorle non proprio polverizzate, ma bella alta e soffice grazie ai 4 albumi montati a neve, questa torta che non avrebbe dovuto esistere è un piccolo sole nel piatto. Domani compro le fragole e faccio un coulis da versarci accanto)

lunedì 24 maggio 2010

Bilancio


Questi sono i maialetti di casa Milo. Eh lo so, che quelli di Auro e di DulcisInFurno sono molto più belli, e soprattutto più maiali, ma io sono altrettanto allergica alle fatiche inutili. Quindi, per esempio, non mi piace fare pacchi regalo elaborati, perché detesto spendere tanto tempo per qualcosa che verrà stracciato in tre secondi netti. In questo caso, è vero, avrei potuto sforzarmi un po' di più perché sapevo che il risultato finale sarebbe stato strepitoso, ma a quest'ora proprio non ne avevo più voglia. E poi, dopo aver reimpastato i ritagli di pasta la prima volta, m'è passata qualsiasi fantasia - la pasta non si stendeva più bene come prima, faceva resistenza e sembrava aver perso ogni elasticità: se avessi dovuto ancora ritagliare nasi e orecchie avrei finito per buttar via tutto, esasperata.

Quindi, insomma, questi si potrebbero definire l'essenza dei maialetti di brioche? Se avessero un'anima, sarebbe fatta così? Be', io intanto vi posso dire che buoni, sono buoni. Li ho fatti in versione dolce, ripieni di marmellata di fragole; un paio si sono comportati male e hanno fatto scappare buona parte del ripieno, ma la foto ha già ristabilito l'ordine iniziale. La pasta è leggera e morbida, tutt'altra cosa rispetto ai buns di ieri, che stamattina erano sempre bellissimi ma malinconicamente gnecchi e che infatti andranno ripensati e ripreparati. La ricetta di ieri, come accennavo, è quella del libro in dotazione al chenvud, non sto a passarvela perché non ne vale la pena. La prossima volta ho solo l'imbarazzo della scelta: quella della bibbia di Leiths, quella con la crema di Croce&Delizia o quella (sempre con la crema) del sito Paneangeli.

Ma penso che proverò quella di Leiths, perché oggi ho fatto anche il pane come spiegato da loro, ed è venuto buonissimo: così buono che è già infotografabile, perché troppo assaggiato. Un semplicissimo pane bianco, che ho tra l'altro cotto in uno stampo a cassetta troppo grande, appena appena profumato di olio d'oliva (che ho sostituito al burro), con una mollica densa e morbida e una crosta molto gustosa. Dopo anni di tentativi e di mattoni insapori, sono sorpresa e felice di questo risultato così immediatamente positivo, che da parte mia non ha richiesto nessuno sforzo, se non un po' di attenzione nel seguire la lievitazione (= andare a controllare ogni 5 minuti e trattenersi a stento dal fare Oooooh).

Ah, stamattina ho preparato anche una nuova versione dei paninetti al cucchiaio serviti alla libreira Massena sabato scorso: questa volta insaporiti con pancetta, emmental e cipollotto. La ricetta originale, perfetta, è di Deb di Smitten Kitchen.

Per cui, direi che il chenvud e io possiamo andare a dormire soddisfatti :)

domenica 23 maggio 2010

Che bùn.

...e dopo aver osato un pun sui buns, vado a nascondermi. Le foto, però, sono tutto meno che vergognevoli. Il chenvud ha lavorato bene. Domani, cioè oggi tra qualche ora, il pane.

 Chelsea buns in lievitazione.

In cottura.

Lucidi e appiccicosi, come quelli di pasticceria.

La ricetta ve la posto tra un po'. E' quella del sig. Wood.

sabato 22 maggio 2010

Ci siamo

Faccio finta di non vedere che è passato quasi un mese e mezzo dall'apertura di questo blog - e dall'inizio di tutto, più o meno. E' stato un lungo momento in cui è successa, come si dice, la qualunque. Dopo la presentazione del libro di Carlo Molinaro, ho dovuto sospendere le degustazioni in libreria per un impegno importante che si è esaurito il giorno in cui si è aperto il Salone del Libro; sono poi stata piacevolmente occupata al Salone per cose che poco c'entrano con teglie e forno, fino alla presentazione (sempre alla Massena28), dei libri di Mauro Gasparini e Guido Catalano, a cui sono arrivata trafelata e con molte meno torte di quanto avrei voluto - ma si sa, le giornate di 24 ore, i vulcani islandesi, le cavallette, i libri che escono.

Il giorno in cui si è chiuso il Salone, e in cui avrei teoricamente potuto ricominciare a occuparmi della mia vita quotidiana, è iniziato un corso pomeridiano IFTS che seguo per cercare di aprirmi nuove strade professionali, considerato quanto sono accidentate (e accidentali) quelle che sto percorrendo da fin troppo tempo. Quindi sono tornata a scuola tutti i pomeriggi, il che mi piace anche assai - adoro la totale gratuità della scuola, l'impiego del tempo senza l'assillo che sia immediatamente, fattivamente produttivo, le lezioni meravigliosamente teoriche (il modulo di Storia sociale dell'alimentazione è una delizia) dall'utilità concreta nebulosa e proprio per questo fascinosissime. Tornare a scuola dopo più di vent'anni di lavoro, di cui 18 da dipendente, dà questa ebbrezza, come di vacanza inaspettata, e fa dimenticare facilmente che il tempo è ahimè pur sempre denaro, e che di tempo questo corso ne richiede tantissimo.

Nel frattempo però mi sono fatta un regalo che in realtà è un investimento per lo sviluppo dell'attività, un bene strumentale insomma: ho approfittato di un'offertona di amazon per dotarmi di questa meraviglia, con uno sconto di quasi il 30% rispetto ai prezzi italiani, spedizione compresa. E questo weekend, cari miei, è ora di farlo lavorare un po', il chenvuddone. Che mi faccia vedere di cosa è capace. L'elenco di quel che vorrei preparare è lungo e ve lo nascondo per pudore. Preferisco che ci rivediamo domani sera con qualche risultato concreto da assaggiare. Vi dico solo che Auro mi ha molto ispirato questa settimana, e così il bel libro di ricette che ho trovato nella scatola del chenvuddo. E anche quest'altro libro qui ha le sue responsabilità.

Insomma vedremo. Io adesso esco a comprare qualche chilo di farina :)